Loundtape ep.8 – Laguna
Il sentiero, stretto e spesso nascosto dalla vegetazione, si mantiene inspiegabilmente sempre visibile. Quando si perde nelle praterie sotto costa, disidratate dalla salsedine e solcate dalla brezza nordica, i ciuffi d’erba che lo sovrastano sembrano volgersi all’esterno della traccia battuta, segnalando allo sguardo la ricerca della direzione più sicura. È come assistere in diretta al formarsi di una mappa, il cui disegno segue con scrupolo l’andamento del terreno e la disposizione delle forme che compongono il panorama.
Il cammino segna il confine tra due grandi spazi naturali: ad ovest lambisce un’ampia foresta e ad est, arginato da rive di sabbia e ghiaia, si affaccia sulla laguna.
Secoli prima, in un periodo fondativo per le terre che stiamo attraversando, le popolazioni locali affrontarono l’avanzata delle dune, alimentate dalla deforestazione indiscriminata. Decenni di sfruttamento intensivo dei territori portarono al progressivo inaridimento del suolo.
Si sprigionò la desertificazione. Con la complicità dei venti del nord, gigantesche e semoventi masse di sabbia iniziarono ad errare lungo la penisola, inghiottendo interi villaggi nell’arco di pochi giorni.
La soluzione fu quella di ricostruire i rapporti con una terra saccheggiata, con un paesaggio aggredito e non più familiare: un progetto di riforestazione massiva, che ricoprì di boschi l’intero territorio. Oggi, uno dei più preziosi ecosistemi d’Europa.
Il panorama è asimmetricamente diviso in due: una metà dal sapore ancestrale, protetto da conifere alte, dalla chioma scura, che ombreggiano un sottobosco rigoglioso, e una metà inverosimilmente uniforme, regolare, piatta a perdita d’occhio, rilegata da una spiaggia chiara e da canneti compatti, il cui fogliame, mosso dal respiro lagunare, emette un sibilo secco e costante. Ero convinto si trattasse del richiamo di qualche ortottero stonato.
Le due metà del paesaggio dialogano tra loro con insolita costanza, lungo tutto il percorso, scambiandosi scorci minuti e vedute mozzafiato, cromie drammatiche e nicchie evocative, incoraggiando la mente ad arricchire il panorama con suggestioni d’ogni genere. Dipinti, fiabe, ricordi di altri luoghi, letture consumate prima di partire, aspettative crescenti nei confronti di ciò che sarà possibile osservare nelle ore successive, man mano che ci avvicineremo alla prima meta.
Radicalmente diversi tra loro eppure in perfetta continuità ecosistemica, i due ambienti non si compenetrano quasi mai. Tanto meno nei tratti antropizzati, dove un ordinato lungo mare ha ricoperto la costa nativa. In alcuni punti tuttavia, ben circoscritti dalla distribuzione dei sempreverdi, il terreno cede, chinandosi sotto il suo stesso peso, offrendo alla laguna la possibilità di penetrare con decisione nel bosco ma, quasi pentendosene, ponendo dei vincoli alla sua avanzata. Al primo cenno d’acqua dolce infatti, la vegetazione si rinvigorisce: cespugli, arbusti, giovani alberi e specie tappezzanti formano trincee fitte, dense, muri verdi abitati da decine di minuscoli esseri che trovano casa e riparo tra le serrate file di fusti, rami, foglie e infiorescenze. Attraversare queste intricate sezioni diventa un azzardo ma non c’è alternativa. Si potrebbe l’allungare il tragitto di qualche decina di metri, penetrare nel bosco o immergersi fino alle ginocchia nella laguna per poi sperare di ritrovare il sentiero poco più in là, magari senza complicazioni per rientrarvi o per accedervi dalla spiaggia. In almeno due occasioni tentiamo di aggirare l’ostacolo ma il rischio di perdersi sembra tangibile.
Varchiamo le siepi ruspanti.
Poco dopo averle superate scopro di aver inavvertitamente offerto un passaggio ad una coppia di ragni. Li trovo intenti a passeggiare nervosamente attorno alle tasche del gilet, nella speranza di scendere dall’ingombrante bipede che li ha allontanati dalle loro ragnatele.
La pineta resta prerogativa dell’ombra, mentre la laguna si piega sotto la pressione di un sole impietoso, il cui calore pare decuplicato dai banchi di umidità che si presentano in prossimità dei tratti di costa più riparati. Dove il promontorio peninsulare devia o arresta le correnti d’aria, il clima muta radicalmente, plasmando perfino i riflessi dell’acqua: opachi e soffusi quando l’umidità sospesa aumenta esponenzialmente, lucidi e brillanti quando le folate provenienti da nord s’impongono sul ristagno lagunare.
È un percorso ricco e visivamente molto appagante, qualsiasi prospettiva si decida di adottare. Il paesaggio sonoro è discreto ma ben presente e richiede concentrazione per poter essere compreso.
Non è necessariamente un male doversi confrontare con suoni dalla dinamica variabile e disposti a distanze ragguardevoli l’uni dagli altri. Può significare, ad esempio, che ci si debba fermare per dedicarsi esclusivamente all’ascolto: un esercizio salutare che ci aiuterà ad accordare il nostro udito, allineandolo alle note fondamentali che risuonano negli spazi che stiamo attraversando.
Ci sono due piccoli uccelli nascosti nella vegetazione, sulle rive della laguna. La nitidezza dei loro cinguettii varia a seconda dell’intensità della brezza. Tre richiami, una pausa. Due richiami, una seconda pausa. Sembra un dialogo tra marconisti. Dopo la terza pausa, approfittando del mormorìo del canneto nel quale sono immersi, ricominciano il loro dialogo telegrafico.
Un sequenziale e rapido sciabordio in crescendo, proveniente da un punto nascosto alla vista, suggerisce che un volatile acquatico stia tentando una fuga o un decollo.
Una frequenza bassissima, che ci raggiunge in forma di colpi appena percettibili, anticipa un fruscio leggero che si disperde con cadenza lenta e regolare: un airone passa indisturbato a dieci, quindici di metri dal suolo. Inclina la testa, ci scruta.
Un ronzio ovattato, proveniente da una vicina prateria, racconta l’affaccendamento degli impollinatori.
Le poche onde lagunari, smorzate dai canneti, si dissolvono nella ghiaia della spiaggia.
Due cormorani fendono l’aria a pelo d’acqua, come affilati dardi neri. Marcano il loro passaggio con richiami gutturali profondi, compressi, che sembrano quasi sganciarsi dalla creatura che li ha emessi. Suoni sospesi nell’aria.
L’eco della laguna.
Buon ascolto!