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Loundtape ep.7 – Quota Media

L’ultima volta, attraversando una stretta via ciclopedonale, abbiamo ascoltato un fondovalle avvolto nella bruma.

Il clima di questo settimo episodio non è troppo diverso. La differenza sostanziale risiede nel percorso: una salita progressiva, lungo il versante della montagna più vicina, sul lato sud-occidentale della vallata. I tornanti si snodano attraverso boschi colorati d’autunno, le cui sfumature, desaturate dai riflessi di un cielo lattiginoso, completano la volta fogliosa ormai preda delle prime defezioni invernali.
Un piccolo torrente, cammuffato da arbusti e boscaglia umida, ci tiene compagnia. Il suo gorgoglìo preannuncia l’aumento di pendenza. Iniziamo a salire.

La distanza crescente smorza i suoni della valle che tuttavia non ci abbandonano mai: Il campanile, il maglio dell’acciaieria, il fruscio delle automobili che corrono lungo la statale, perfino i latrati dei cani da guardia (sempre pronti a scambiarsi informazioni e pettegolezzi sui rispettivi padroni, scommetto).
Iniziamo a lasciarci alle spalle qualche rumore solo quando arriviamo alla prima cascina, oggi convertita in lussuosa seconda casa. Niente male. Perfino la cuccia del cane sembra esser stata ristrutturata: praticamente un monolocale in abete. Complimenti Pluto.
Circondata da un prato, l’intera proprietà affonda nel fianco della montagna lavorando così come un filtro: il riverbero delle attività antropiche del fondovalle quasi scompare e i richiami di ghiandaie e cince emergono finalmente indisturbati, come dovrebbero.

Superato un banco di nuvole che avanzano svogliate verso sud, il bosco pare riappropriarsi dei manufatti distribuiti lungo la mulattiera: rovi spettinati avvolgono vecchie staccionate che implorano manutenzione, piccoli rivoli d’acqua intagliano i bordi della pavimentazione, casère diroccate divetano il substrato ideale per la crescita di felci, muschi e rampicanti.

La via prosegue tra fasci di alberi annodati tra loro e spioncini naturali che proiettano lo sguardo verso la vetta che ci sovrasta, avvolta da nuvole ben più muscolose di quelle conosciute a valle. Giunti a quota media, dopo un ultimo strappo che ci porta ad esaurire in fretta la tavoletta di nocciolato fondente, i campanacci del bestiame emergono lenti dal pianòro che si apre davanti a noi: dune verdi, una baita bianca da poco ritinteggiata, cornacchie che litigano per un posatoio all’asciutto.

Buon ascolto!

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